Museo di Arte Contemporanea e dell'900

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Il soffitto e la pittura toscana di fine Ottocento


Museo › Il soffitto e la pittura toscana di fine Ottocento


Villa Renatico Martini rappresenta il classico caso di monumento segnato dall'azione del tempo e degli avvenimenti che ne hanno modificato la destinazione e trasformato la funzione da residenza del letterato e politico Ferdinando Martini a odierno Museo di arte contemporanea e del Novecento.

Oggi poco si è conservato degli arredi originari; rimangono ancora, come testimonianza dell'eleganza di un tempo, le superstiti decorazioni architettoniche e i soffitti a cassettoni. Ma nonostante tutto è ancora possibile leggere quei principi ispiratori che guidarono il padrone di casa e l'architetto Cesare Spighi nella progettazione e costruzione della villa.


Ars e Pax – Arte e Pace. Così recitano i due cartigli posti ai lati del portone d'ingresso che riassumono le idee che stanno alla base del progetto. Tra la villa e la campagna circostante si instaurava un dialogo continuo che trovava il suo compimento nelle rappresentazioni delle stagioni e della vita agreste inserite nel soffitto del vestibolo.


Il ciclo pittorico composto da dodici tele fu disperso subito dopo la morte del proprietario; da allora questi dipinti si sono conservati nella memoria di poche persone che hanno avuto la fortuna di frequentare la villa negli ultimi anni di vita di Martini.

Oggi però è possibile, grazie a una serie di foto, rendere visibile il ricordo di quelle tele che narrano dell'aratura dei campi; di prati primaverili e di floridi bambini che giocano spensierati; dei pomeriggi estivi in cui neri tacchini popolano aie assolate ricolme di covoni di paglia; di pastorelli che suonano il piffero mentre all'ombra delle frasche controllano il gregge; di scene di caccia; dei rigori del freddo che spezzano la vita anche agli animali.
Giovanni Fattori, Francesco e Luigi Gioli, Eugenio Cecconi, Niccolò Cannicci e Angelo Torchi furono chiamati a realizzare queste opere che presentano una rinnovata concezione della rappresentazione della realtà; essa si fa più intimista, edulcorata; viene abbandonata la tensione morale del realismo coubertiano che aveva avuto tanta presa sulla precedente pittura dei macchiaioli.

Ora la ricerca punta verso un effetto fotografico nelle linee e nei colori fino ad arrivare a effetti decorativi.


Le cause di questa svolta vanno ricercate nelle mutate condizioni sociali all'indomani dell'unità d'Italia. Da questo momento l'arte è concepita come un divertissement della borghesia, deve risultare immediatamente comprensibile e non impegnativa.


Insomma questo ciclo assume le caratteristiche di un programma pittorico che aderisce a quella tendenza del naturalismo europeo che le giovani generazioni poterono ammirare soprattutto durante le loro trasferte ai Salons parigini.


Un rinnovato gusto che Martini stesso incoraggiò sia nei suoi frequenti scritti dedicati alle esposizioni artistiche sia nel prendere parte ai dibattiti che si tenevano in quella Villa di Fauglia appartenuta ai Gioli dove il dibattito sul naturalismo trovò una seconda sede.

Arianna Bernava e Laura Mobilia

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